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Recensione
Jane Eyre
Di Charlotte Brontë
Un altro romanzo delle sorelle Brontë, forse uno dei più conosciuti
e l'unico famoso di Charlotte, ambientato in epoca vittoriana in Inghilterra.
Un altro romanzo ottocentesco che (almeno nella prima parte) denuncia
le privazioni delle classi più povere, che si devono sottomettere
a quelle più ricche.
È la storia di Jane Eyre, raccontata in prima persona da lei stessa
dalla sua infanzia in poi. Orfana di ambi i genitori, Jane venne affidata
alla solita zia maligna che a sua volta aveva dei figli viziati e perfidi.
All'età di dieci anni Jane chiede di essere mandata a scuola, perché
pensava fosse l'unico modo di allontanarsi da quella famiglia che la odiava
così tanto.
Venne mandata in una scuola per orfani definita "semplice"
dalla zia, ma in verità povera e squallida, con ristrettezze economiche
e privazioni alimentari. Jane si affeziona a un'amica, Helene, che però
muore come gran parte dell'istituto, in un'epidemia di tifo.
Ormai diciottenne, Jane Eyre decide di cercare un lavoro come istruttrice.
Alla sua richiesta di lavoro risponde una signora, Mrs. Faifax, che è
a sua volta la governante in una tenuta nei pressi di Londra. Jane Eyre
deve educare una bambina, figlioccia del signor Rochester, sempre via
per lavoro.
Nei primi mesi Jane scopre una vita migliore di quella passata, e si
ritrova ad essere trattata finalmente come un essere umani. Ma dopo un
lungo periodo di assenza Rochester ritorna nella sua dimora e conosce
Jane Eyre.
I due si affezionano l'uno all'altro finchè un giorno Rochester
dichiara di essere innamorato di Jane. Il giorno del matrimonio viene
però alla luce un mistero che impedirà loro di sposarsi
ed essere felici…
Un romanzo avvincente, ricco di colpi di scena e imprevedibile in certi
punti, romantico fino a un certo punto ma nel complesso sentimentale.
Uno dei più conosciuti romanzi del periodo vittoriano inglese,
che si contrappone ai classici dell'alta società di Jane Austen
giugno 2003
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