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n.6, FEBBRAIO 2005STORIE DI CANIUn cane corre per strada, inseguito da un ragazzo. Una lunga corda li
unisce, si impiglia nelle gambe dei passanti che brontolano... I passanti continuavano a brontolare e mi sentivo un po’ in colpa, perché facevo fare a Bruno una pessima figura, ma la mia novità era più importante. Ho morso la corda e Bruno è rimasto indietro, così ho potuto correre da Spike, che era nella sua cuccia insieme a Snoopy e a Buster. Bene, anche loro sarebbero stati informati. Mi ero appena avvicinata a loro, ridacchiando e pronta ad attirare l’attenzione con la mia notizia, quando Buster mi calò una zampa sul muso e mi intimò di stare seria: era successa una cosa grave e tutti, con un muso da funerale, se ne stavano seduti in silenzio. Non osai chiedere che cosa fosse successo, ma fu Snoopy che ruppe il silenzio e vuotò il sacco, informandomi della cosa che avrebbe cambiato quella giornata così bella: Allegra, la padroncina di Spike, non era più tornata e il mio amico sospettava che si trattasse di rapimento. In quel momento arrivò a rotta di collo anche Stellina, la mia migliore amica, che giustificò ansimando il suo ritardo, incolpando la lentezza della trasmissione dei messaggi in questa città. Tutti noi eravamo d’accordo sull’ipotesi di un rapimento:
erano giorni e giorni che a casa di Allegra arrivavano tipi strani che
a Spike non piacevano neanche un po’ e lui era pronto all’azione. Teneva sempre il muso alto quando camminava ed era l’unico tra
di noi che si fosse ribellato al precedente padrone, riuscendo a scappare.
La sua forza era colossale: avrebbe potuto spezzare una catena di ferro
grossissima. Insomma, aveva tutta l’aria di un capo. Spike ci illustrò il suo piano, che in realtà era molto
semplice: dovevamo solamente cercare, grazie al nostro fiuto, la ragazzina,
salvarla e riportarla a casa. Il piano venne bocciato subito, e nonostante
Spike continuasse ad urlare che dovevamo aiutarlo, non fu più preso
in considerazione. Alla fine, venne deciso che per un po’, almeno finchè non
ci fosse venuto in mente un piano d’azione decente, avremmo fatto
finta di non sapere o di non esserci accorti di nulla. Le persone, tanto,
ci considerano sempre così stupidi che pensano che non riusciamo
nemmeno a capire cosa succede, neanche se scoppia una bomba. Insomma, decidemmo intanto di andare a vedere la buca con le ossa che
avevo scoperto, e ci avviammo verso il parco, che non era molto lontano
da casa di Spike. Era suo compito, dunque, arrampicarsi sull’albero ed acchiappare
con i denti il fiocco, che ora stava per essere trascinato di nuovo via
dal vento: é inutile dirlo, Stellina si rifiutò categoricamente
di compiere il suo dovere, e se non fossi intervenuta, convincendola a
salire, sarebbe scoppiata una rissa. Storcendo il naso e sbraitando, la
cagnetta si arrampicò e dopo un po’ sparì tra i rami.
Riapparve subito, urlando dal dolore e planò sul terreno veloce
come un missile. In cambio della ricostruzione del nido, cosa che tra l’altro ci
costò un bel po’ di tempo, il picchio volò tra i rami
e prese il nastro senza difficoltà. Ma è qui l’incredibile: la porta si aprì e…
apparve Allegra, perfettamente in salute, che si mise a correre verso
di noi gridando: ”Spike! Pensavo ti avessero rapito! Che bello!
MA sei tutto sporco!” e così sollevò il mio amico
da terra e cominciò a pulirgli il muso.
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