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paguro e attinia
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n.7, MARZO 2006
LA FAUNA DELLA LAGUNA
Le seppie che vivono di preferenza su fondali fangosi, sono dette cefalopodi,
cioè testa-piede e in particolare appartengono all’ordine
dei decapodi (10 braccia di cui le ultime due più lunghe sono usate
come organi prensili) tutte le braccia possiedono ventose per trattenere
la vittima.
In agosto migrano dal mare e arrivano nella laguna veneta attraverso le
bocche di porto.
Le seppie sono invertebrati, ma hanno un “osso” piatto interno,
è una conchiglia calcarea di forma appiattita coperta dal mantello
che gli altri molluschi, eccetto il calamaro, non hanno.
Il mitilo è un mollusco della classe dei lammellibranchi.
Il mitilo è racchiuso in una conchiglia bivalve; l’acqua
penetra attraverso le valve e così il mollusco può assorbire
l’O2, se c’è bassa marea il mitilo può respirare
perché l’acqua che ha catturato fra le due valve continua
a fornirgli ossigeno.
Il mitilo si fissa agli scogli con il bisso, che stappa con il piede quando
vuole staccarsi per spostarsi.
Sempre con il piede compie un breve percorso, poi torna ad attaccarsi
con nuovi filamenti.
I crostacei, come i granchi, appartengono all’ordine dei decapodi
cioè dieci zampe, vivono sui fondali fangosi.
I granchi hanno le zampe anteriori con due pinze chiamate chele.
In un certo periodo dell’anno i granchi hanno la corazza troppo
piccola e allora la perdono.
In quel momento si chiamano “moeche” e sono particolarmente
vulnerabili.
I “granchi pori” si possono mangiare nonostante possiedano
la corazza così come
altri crostacei.
Sono molto diffuse le vongole filippine che presentano su tutte e due
le valve increspature dai colori diversi e sono commestibili.
Le vongole filippine hanno sostituito le vongole veraci che sono, però,molto
più buone al palato.
I paguri sono crostacei che non hanno il guscio; usano come casa la conchiglia
di un'altro mollusco che hanno ucciso.
A mano a mano che il paguro cresce si trova una conchiglia più
grande .
Le ultime due zampe sono armate di uncini che servono al paguro per aggrapparsi
alla conchiglia.
In questo modo l’animale è così ben saldato alla conchiglia
che risulta impossibile estrarlo vivo.
Sulla conchiglia si fissa, poi, l’attinia, un celenterato che vive
in simbiosi: l’uno si preoccupa degli spostamenti e della ricerca
di cibo, l’altra si incarica della difesa con le sue estremità
velenose.
Quando il paguro cambia conchiglia, stacca l’attinia con le pinze
e la depone sulla nuova abitazione.
Giovanni Massimo
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