sommarioLo Strillone online 2008

Bulli & pupe

Quando si pensa al bullismo ci vengono subito in mente delle prepotenze che possono avvenire anche a scuola, ragazzi che portano paura nelle classi, usando come scudo la fama di violenza di cui è protagonista la banda, i complici, e traggono
vantaggio e stima da parte di quelli che hanno paura.
Di solito, quando si parla di ragazzi aggressivi, si fa sempre riferimento ai maschi. Invece anche il bullismo al femminile è da tempio molto diffuso.
Ma ci sono delle nette differenze tra il bullismo maschile e quello femminile.
Il bullo è generalmente forte fisicamente, ostenta sicurezza ed il suo rendimento scolastico è scarso.
Il più delle volte è un ragazzo con problematiche familiari alle
quali non sa sfuggire.
Usa la forza fisica, danneggia oggetti personali delle vittime o della scuola.
È rispettato perché temuto.
La bulla è diversa: è spesso la più popolare, quella più alla moda, quella sulla bocca di tutti, la protagonista dei gossip adolescenziali; si arrabbia facilmente, è intollerante alle frustrazioni, invidiosa delle qualità delle altre.
Sente un senso di supremazia verso le altre, amabile conquistatrice, intelligente.
Le vittime sono infatti le ragazzine, al contrario meno popolari,
non perfettamente alla moda.
Lo scontro in questo caso non è fisico, ma verbale.
Le bulle hanno diverse e perfette tattiche per tendere i loro attacchi: sguardi come saette accecanti, pettegolezzi sparsi in giro come foglie al vento, sorrisi ironici e sprezzanti, si scagliano contro le più vulnerabili.
La bulla sa come accattivarsi quelle che vuole complici e come aizzarle contro la vittima prescelta, che viene presa in giro, derisa e alla fine isolata.
Il dramma delle vittime è l’ isolamento perché nessuno vuole inimicarsi la bulla di turno.

Che fare? Reagire? Sottomettersi per il resto della propria esistenza scolastica?
Per risolvere questo problema, un consiglio che mi sento di dare sia alle bulle che alle vittime, è di cercare il dialogo.
Le bulle e i bulli potrebbero raccontare i loro problemi agli adulti per cercare i risolverli nel modo migliore possibile e sfogare la loro aggressività in qualche attività sportiva.
Le vittime non devono isolarsi, ma cercare di inserirsi in gruppi di animazione (scout, sport, coro, teatro) in modo da tessere rapporti sociali amichevoli.
Io, a nome dei ragazzi, credo di poter chiedere agli adulti che ci
stanno vicino una maggior attenzione nei nostri riguardi in questo momento della nostra vita, per alcuni abbastanza difficile.

Filippo Munaretto IIIA