sommarioLo Strillone online 2008

C'era una volta...

Una maestra racconta a
ANITA FERRARO IIE

“Eccoci arrivati….!!!!!” Diceva così mio papà ogni volta che, da Venezia, arrivavamo al Lido. Era felicissimo di “sbarcare” in un’ isola di carattere così campagnolo, e anche io.
Ci capitava sempre di vedere qualche nobile in villeggiatura venuto dalle Ville del Brenta, come la Regina Margherita di Savoia. E così cominciavamo la nostra lunga e bellissima passeggiata. Appena scesi dal vaporetto ci trovavamo davanti delle bellissime carrozze trainate da cavalli, il tram elettrico
e l’affitto bici; ma noi preferivamo camminare. Attraversavamo tutto il Lido, ammiravamo le bellissime Ville Liberty con i vetri piombati e i cancelli che in primavera si riempivano di roselline e di violette che si arrampicavano dal giardino, ricoperto di margherite. La più bella, a mio parere, era Villa Eva, che si trovava all’ inizio del Gran Viale nel bellissimo parco che c’era allora dove, oltre alla villa, c’era anche un enorme gazebo. Continuavamo a camminare, per il Gran Viale, ammirando i bellissimi platani fino ad arrivare alla gelateria della fam. Pradel, dove chi non prendeva il gelato non sapeva cosa si perdeva. Così dopo una piccola pausa, si ricominciava a
camminare. Passavamo nella scuderia a Malamocco, per dare da mangiare ai cavalli. Dopo, continuavamo a camminare passando per piccoli boschi, dove gli alberi erano decorati dal color oro degli scarabei, per arrivare alla zona della scogliera. Questa era piena di canne e campi di carciofi. Poi, continuavamo a salire fino ad arrivare in Lungo Mare (zona del
tutto libera). E, così, andavamo in spiaggia a passeggiare. Anche se prima dovevamo passare per lo stabilimento bagni su palafitte per prepararci, e quindi perdevamo un po’ di tempo, d’altronde tra la camicetta, i pantaloni, le scarpe e l’ombrellino da spiaggia…… ci voleva un po’!!!. Dopo la spiaggia, andavamo nei giardini e nei campi che si estendevano in quella zona, per prendere qualcosa da portare alla mamma.
E tornavamo a Venezia. Così, ogni domenica, attraversavamo
tutto il Lido; saltando solo S. Nicolò, che era molto ridotta e disabitata dove c’era solo il cimitero e una palestra fascista.