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Lo Strillone online 2008

alla scoperta del territorio: il faro Rocchetta
Un lavoro singolare
Dal 1973 una torretta bianca, alta 35 metri e situata agli Alberoni, presso il Faro Rocchetta, segnala la stazione operativa della Corporazione dei Piloti di Venezia. Ma chi sono i Piloti? Qual è il loro fondamentale ruolo per la sicurezza delle navi che ogni giorno entrano o escono dal Porto di Venezia? Il Pilota è quella straordinaria figura professionale che, grazie ad una personale esperienza decennale di conduzione navale, unita ad una profonda conoscenza del particolare ambiente marittimo della laguna veneziana, sostituisce a tutti gli effetti il capitano nelle manovre di entrata e di uscita della nave dal porto. Ogni importante porto italiano ha i suoi piloti, perché ogni porto ha una sua particolare struttura, soprattutto per quanto concerne fondali e secche. Solo l’occhio del pilota locale è abituato a seguire l’ andamento dei canali osservando semplicemente il movimento dell’ acqua e le increspature della sua superficie che segnalano i bassi fondali, a condurre le navi “a seconda” della corrente di marea, a scorgere i segni premonitori della nebbia, del colpo di vento improvviso, della burrasca. La Corporazione dei Piloti dell’ Estuario Veneto viene ufficialmente istituita dal Regio Decreto del 1877. Sulla spinta del rinnovamento generale dello Stato Italiano e della sua Marina, il Porto di Venezia inizia così a vivere tempi migliori: la creazione della “Marittima”, la sistemazione definitiva della foce di Malamocco e del canale di grande navigazione tra Poveglia e Sant’ Elena, l’ allacciamento del porto alla linea ferroviaria fanno di Venezia uno dei porti principali del nuovo Regno d’ Italia ed il suo unico grande porto dell’ Alto Adriatico. Trieste resterà, invece, ancora per molti anni, fino al novembre 1918, sotto il dominio austriaco e quindi in concorrenza con Venezia. La ripresa dei traffici mercantili comportò pertanto la creazione e la regolamentazione del Corpo dei Piloti del Porto e questa necessità portò alla promulgazione del Regio Decreto, con il quale fu costituito il Corpo dei Piloti dell’ Estuario Veneto. La storia del pilotaggio a Venezia ha comunque origini antichissime come arte tramandata di generazione in generazione. Il documento più antico veneziano che attesta figure professionali che possono essere considerate anticipatrici del ruolo del Pilota del Porto risale al 1280: in esso si cita infatti l’attività dei “Pedotti d’ Istria” destinati ad accompagnare le navi lungo il tragitto Venezia - Istria (la loro sede era Rovigo e Parenzo) e dei “Piloti Locatieri” che avevano il compito di accogliere le navi al loro arrivo sulla foce portuale e di condurla all’ ormeggio.
Oggi, per legge, la nave attende il Pilota a 2 miglia dall’imboccatura del porto; qui egli giunge accompagnato da una pilotina e sale a bordo in bilico su una scaletta posta su un lato della nave. Il pilota è per l’ equipaggio la prima persona che sale a bordo magari dopo un lungo viaggio; è il primo contatto con il nuovo paese. In genere porta sulla nave notizie fresche e viene tradizionalmente ricambiato con un assaggio dei prodotti tipici del paese di provenienza della nave. Dato l’ intenso traffico lagunare, il pilota è costretto ad effettuare anche turni di notte, dal momento che al buio i canali sono particolarmente insidiosi. La sua opera e la sua esperienza sono quindi fondamentali; spesso egli deve guidare “giganti d’ acciaio” di 45 metri in strettoie lagunari larghe non più di 50 metri, ed in genere l’ operazione supera le 4 ore. In epoca romana, chi svolgeva questa professione, il “gubernator” (così si chiamava il pilota) poteva essere ucciso dal capitano se sbagliava manovra!! Chi fa il pilota, ai giorni nostri, deve aver svolto almeno 6 anni come comandante di nave. In genere, chi sceglie questa professione lo fa proprio perché,stanco dei lunghi viaggi lontano da casa, desidera avvicinarsi ai propri affetti familiari. Ci è sembrato quindi importante, ai fini di una maggiore conoscenza del nostro territorio, cercare informazioni su questa professione apparentemente “minore”, ma in realtà fondamentale per la sicurezza del porto; inoltre potevamo contare sull’ appoggio dei papà del nostro compagno Alvise (Cap. Scarpa) e della nostra professoressa di italiano (Cap.Fuolega), che sono ex – piloti e che ci hanno fatto entrare nella Torretta degli Alberoni e negli ambienti adiacenti per scoprire vari segreti e curiosità legate alla marina veneziana.
Il signor Scarpa ci ha accolto calorosamente, mostrandoci e spiegandoci le varie strutture e gli oggetti curiosi raccolti non solo nella torretta, ma anche negli ambienti vicini e nel giardino, che sono diventati un vero e proprio museo.
Fra le curiosità nel giardino:
-un’ ancora medievale del 1300 circa, trovata nei fondali marini;
-delle ancore particolari come per esempio l’ ancoressa che ha solo una punta;
-un’ elica il cui principio è uguale a quello di una vite;
-delle lastre di marmo, che una volta decoravano la base del ponte dell’ Arsenale, rimosse perché avevano inciso il simbolo fascista;
-vari oggetti segnalatori che usano le navi, come una campana e un corno da nebbia;
-un radar, usato durante la notte e quando c’è brutto tempo.
All’ interno, invece erano esposti altri oggetti come:
-un lancia razzi;
-un solcometro;
-uno scandaglio (che serve per misurare la profondità dell’ acqua);
-un misuratore di venti;
-un telegrafo di macchina;
-gli strumenti di uno “squerariol”.
Inoltre abbiamo visto fotografie di vari tipi di navi storiche. Nella torretta di controllo invece abbiamo avuto modo di ammirare vari computer, ognuno con una funzione diversa: per esempio uno serve per capire la direzione della corrente, uno per la visibilità del mare in tempo reale e uno contenente tutti gli elaborati del radar.
Ci sono poi i computer che servono per regolare l’ orario di entrata e uscita delle navi; ancora oggi però vengono usate le carte nautiche.
Questa uscita ci ha fatto riflettere sul lavoro del pilota, poco conosciuto, ma fondamentale per la sicurezza del porto e delle navi.
E’ un lavoro molto pericoloso, soprattutto nei giorni di tempesta e bufera, dove il mare è mosso e c’è molto vento. L’ uscita non ci ha fatto riflettere solo su questo aspetto, ma ci ha molto interessato scoprire l’ attività delle persone che lavorano dentro la torretta.
Articolo di: Ilaria Ranzato e Zoe Ambra Innocenti
In collaborazione con: Davide Varotto e Maria Volo (selezione materiali)
Foto: Carlotta Bon
Correzione bozze: Nicola Brustoloni
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